LA VERITÀ SCIENTIFICA SUL DESIDERIO DI ZUCCHERO
C’è un momento dell’anno in cui la voglia di dolce sembra diventare più forte.
Arriva con i pomeriggi che si accorciano, con l’odore delle castagne e con l’ora solare che spegne la luce troppo presto.
E mentre le vetrine si riempiono di dolcetti di Halloween, il nostro corpo — più che la mente — inizia ad avere molta voglia di cibi dolci!
Non è solo una tentazione, ma un meccanismo biologico ben preciso.
QUANDO LA LUCE CALA, IL CORPO CERCA CONFORTO
Con il cambio di stagione e la riduzione delle ore di luce, il cervello inizia a produrre meno serotonina, l’ormone del buonumore, e più melatonina, quella che regola il sonno.
Questo sbilanciamento naturale può generare una leggera stanchezza e voglia del cosiddetto“cibo coccola”.
Quando mangi zuccheri, il tuo corpo produce insulina, un ormone che aiuta gli altri amminoacidi ad entrare nelle cellule muscolari. Questo processo “pulisce” il sangue dagli altri amminoacidi, lasciando il triptofano libero di raggiungere il cervello. Il triptofano entra nel cervello e viene convertito in serotonina, un neurotrasmettitore che migliora l’umore. Un consumo eccessivo di zuccheri semplici può avere effetti negativi sul cervello e creare dipendenza, compromettendo la sua chimica.
È come se il corpo cercasse di compensare, con il dolce, un piccolo calo di felicità.
Un gesto istintivo, ma non casuale: è la biologia che ci invita a trovare energia e calore proprio quando la natura rallenta.
CHE COS’È IL TRIPTOFANO?
Il triptofano è un amminoacido essenziale, il corpo non può produrlo e deve essere assunto attraverso l’alimentazione.
Si trova in molteplici alimenti, soprattutto all’interno delle proteine alimentari sia vegetali che animali. I cibi che ne contengono un maggior quantitativo sono i cereali come il farro e l’avena, i legumi come fagioli, lenticchie e piselli, alcune verdure come gli asparagi e gli spinaci, e cibi altamente proteici come le mandorle e le uova.
IL LEGAME TRA ZUCCHERO E CERVELLO
Quando mangiamo un dolce, il livello di glucosio nel sangue aumenta rapidamente, fornendo al cervello carburante immediato.
Questa impennata momentanea stimola il rilascio di dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore che agisce nel cervello, influenzando le nostre sensazioni di piacere e gratificazione.
Il piacere è reale, ma dura poco: subito dopo, i livelli di zucchero scendono rapidamente, creando un nuovo desiderio.
È quello che gli esperti chiamano “effetto altalena”: un ciclo di picchi e cali che spiega il motto del “uno tira l’altro”.
Il segreto per non cadere in questo meccanismo? Trovare alternative che sazino il corpo e coccolino la mente allo stesso tempo.
ESISTONO DEI DOLCI CHE FANNO BENE?
Nel mio ruolo da Consulente Alimentare, vi guido in percorsi di consapevolezza personalizzati che non annullano il piacere, ma lo trasformano.
Un dolce equilibrato — con fibre, grassi buoni e zuccheri naturali — non crea dipendenza, ma soddisfazione.
Un esempio concreto?
Una mousse di zucca e cacao amaro, dolcificata con miele o datteri, regala dolcezza e beta-carotene senza eccessi.
Oppure una fetta di pane integrale con crema di nocciole artigianale, dove la presenza di grassi insaturi rallenta l’assorbimento dello zucchero.
In alternativa, la frutta cotta con spezie (come mele alla cannella o pere con cacao e noci) offre dolcezza naturale, senza rinunce.
Non serve demonizzare lo zucchero: basta imparare a dosarlo, a gustarlo con consapevolezza e a farne un piccolo rito, non un riflesso automatico.
CURIOSITÀ SCIENTIFICHE E CONSIGLI DI LETTURA
Molti studi di nutrizione comportamentale mostrano che i cibi dolci e morbidi — come cioccolato, creme o torte — attivano aree cerebrali legate al ricordo e alla sicurezza affettiva.
Non a caso li associamo all’infanzia, alla famiglia, alle feste.
Sono cibi che ci “abbracciano” dentro, prima ancora di nutrirci fuori.
Comprendere questo legame significa non giudicare, ma ascoltare: perché il cibo, come le emozioni, va interpretato prima che controllato.
Per chi desidera approfondire il rapporto tra cervello e cibo, consiglio “Mindless Eating – Mangiare inconsapevolmente” di Brian Wansink (TEA Edizioni).
Un saggio leggero ma illuminante su come i nostri sensi, le abitudini e l’umore influenzino ogni boccone.
CONCLUSIONE
In ogni gesto, anche nel desiderio di dolce, c’è un messaggio del corpo da ascoltare.
Credo che la cucina non debba solo nutrire, ma educare, accogliere e comprendere.
Articolo a cura della Dott.ssa Anna Maria Giretti, Consulente Alimentare e Quality Specialist.
Fondatrice del “Diario di una Gastronoma” e autrice del “Social Editoriale del Gusto”.
In questo spazio accompagno le persone e le aziende nel mondo del cibo con un approccio scientifico ma umano, dove cultura e benessere si incontrano ogni giorno a tavola!








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