LA SALUTE NON SI COMPRA
Negli ultimi anni la parola benessere ha subito una trasformazione molto profonda.
Da concetto complesso, legato alla salute, alla cultura e allo stile di vita, si è progressivamente ridotta a un oggetto di consumo, spesso presentato come facilmente acquistabile, replicabile e soprattutto garantito.
Il benessere, oggi, viene venduto sotto forma di prodotto, percorso standardizzato o promessa implicita: “Se fai questo, sicuramente starai meglio…”
É questa la frase che viene proposta oggi da molti “influencer”.
Ma siamo sicuri che questo modus operandi non sia a dir poco deleterio nel tempo?!?
SALUTE, BENESSERE E PERCEZIONE: 3 CONCETTI DIVERSI
Nel linguaggio comune, salute e benessere vengono spesso utilizzati come sinonimi.
In realtà, dal punto di vista scientifico e culturale, non lo sono.
– La salute è una condizione multidimensionale, influenzata da fattori biologici, ambientali, sociali e alimentari.
– Il benessere è un processo dinamico, che cambia nel tempo e si costruisce attraverso abitudini quotidiane.
– La percezione di benessere, invece, è soggettiva e momentanea: può migliorare o peggiorare indipendentemente da un reale cambiamento fisiologico.
Il problema nasce quando la percezione viene scambiata per risultato, e il risultato viene attribuito a un singolo prodotto!
IL BENESSERE NON È UNA FORMULA
Nessun alimento, nessun integratore, nessun prodotto funzionale possono, da soli, garantire salute o benessere duraturo.
Questo non perché tali prodotti siano inutili, ma perché il benessere non funziona per addizione, bensì per equilibrio.
Ridurre un processo così complesso ad una soluzione unica è una semplificazione che: ignora la variabilità individuale cancellando il ruolo del contesto e spostando l’attenzione dalla cultura al consumo rapido.
Il benessere non è una formula standardizzata da replicare, ma un vero e proprio percorso di educazione che si adatta ad ognuno di noi in base alle esigenze o ai bisogni personali.
IL RISCHIO DELLE “FAKE-PROMISE” SUI SOCIAL NETWORK
Quando il benessere viene associato a dei prodotti specifici, il messaggio che passa è spesso implicito ma potente: “Se non stai meglio, non hai fatto abbastanza…”
Questo tipo di narrazione trasferisce la responsabilità interamente sull’individuo, ignorando tante differenze metaboliche, condizioni di salute pregresse, contesto socioeconomico e rapporto personale con il cibo.
Il risultato non è educazione, ma frustrazione, e talvolta senso di inadeguatezza.
COSA SIGNIFICA DAVVERO EDUCARE SUI SOCIAL?
Parlare di benessere sui social richiede una responsabilità enorme.
Educare significa fornire strumenti di comprensione, non soluzioni rapide.
Significa aiutare le persone a distinguere, non a credere.
Ricordate.. il benessere non si potrà mai comprare davvero!
Si costruisce, lentamente, con conoscenza, equilibrio e rispetto per la complessità del corpo umano.
E forse, oggi più che mai, il primo vero atto di benessere verso noi stessi è imparare a diffidare delle promesse troppo semplici, dalla promessa di una vita migliore ecc.. e iniziare a fidarsi un po’ di più dei professionisti di settore!
Articolo a cura della Dott.ssa Anna Maria Giretti, Consulente Alimentare e Quality Specialist.
Fondatrice del “Diario di una Gastronoma” e autrice del “Social Editoriale del Gusto”.
In questo spazio accompagno le persone e le aziende nel mondo del cibo con un approccio scientifico ma umano, dove cultura e benessere si incontrano ogni giorno a tavola!







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