IL DIGITAL MARKETING DELLE EMOZIONI

IL DIGITAL MARKETING DELLE EMOZIONI

COME IL DIGITAL MARKETING USA LE EMOZIONI IN MODO SBAGLIATO

Nel contesto digitale contemporaneo, l’esperienza personale è diventata uno degli strumenti comunicativi più potenti. Raccontare la propria storia è oggi una pratica centrale nel Digital Marketing: serve a creare connessione, fiducia, riconoscibilità. È un meccanismo legittimo, studiato e ampiamente utilizzato.

Il problema non è lo storytelling in sé. Il nodo critico emerge quando il racconto individuale smette di essere una testimonianza e inizia a funzionare come sostituto dell’evidenza, soprattutto quando si parla di benessere, corpo e salute.

LO STORYTELLING COME LEVA DI MARKETING

Nel Digital Marketing, lo storytelling funziona perché il cervello umano è naturalmente portato a identificarsi nelle narrazioni di trasformazione. Le storie che ci vengono proposte ogni giorno, soprattutto sui social network, rendono i messaggi più memorabili, riducono la distanza tra chi comunica e chi ascolta e creano un legame emotivo che i dati, da soli, non riescono a generare.

Quando una persona racconta un prima e un dopo, chi ascolta tende a proiettarsi in quel percorso. Non è un errore cognitivo, ma un meccanismo umano. Ed è proprio per questo che lo storytelling, quando viene utilizzato in ambiti delicati come il benessere, richiede un livello di responsabilità maggiore.

E ora arriviamo al punto più importante di questo articolo…

DAL RACCONTO ALLA PROMESSA NON DICHIARATA

Nel Digital Marketing esiste un passaggio molto sottile, spesso invisibile, quello in cui: una storia personale viene percepita non più come esperienza individuale, ma come modello replicabile.

Il racconto segue una traiettoria ben precisa.

Si parte da una difficoltà iniziale, si introduce una scelta o un prodotto, si arriva a una trasformazione positiva.

In assenza di contesto, limiti o variabili, il messaggio che arriva al lettore è semplice e potente: “Se è successo a lei, può succedere anche a me…”

Dal punto di vista comunicativo è efficace ma dal punto di vista educativo, è profondamente incompleto.

Una storia vera resta una storia vera… e qui non ci piove!

Ma molti di voi spero saranno d’accordo con me sul fatto che automaticamente questo non può diventare una verità universale.

L’evidenza, in ambito scientifico e nutrizionale, nasce dall’osservazione ripetuta, dal confronto tra dati, dallo studio delle variabili. Tiene conto delle differenze biologiche, del contesto, delle condizioni di partenza. L’esperienza personale, invece, è per definizione soggettiva, non replicabile e fortemente influenzata da fattori individuali.

Quando il Digital Marketing utilizza l’esperienza personale al posto dell’evidenza, si crea una distorsione: ciò che è un caso singolo viene percepito come principio generale.

IL PROBLEMA NON È RACCONTARE…

Un contenuto autorevole non elimina lo storytelling. Lo accompagna…

Raccontare una trasformazione senza spiegare che non tutti rispondono allo stesso modo, che i risultati non sono garantiti e che esistono variabili non controllabili significa trasformare una storia in una leva persuasiva, non in uno strumento educativo.

Nel “marketing delle emozioni” questo approccio è funzionale alla vendita. Nella divulgazione sul benessere, rischia di diventare fuorviante.

Uno degli effetti collaterali più insidiosi di questa narrazione è la colpevolizzazione implicita del lettore. Quando il messaggio dominante è “Io ce l’ho fatta così…”, il sottotesto diventa inevitabilmente “Se tu non ce la fai, è perché non hai fatto abbastanza…

In questo modo la responsabilità viene spostata interamente sull’individuo, ignorando la complessità del corpo umano e delle condizioni di vita. Il risultato non è maggiore consapevolezza, ma frustrazione, senso di inadeguatezza e sfiducia.

CONCLUSIONE

Un approccio corretto al benessere non rinuncia al racconto, ma lo colloca nel suo giusto spazio. Spiega i processi, distingue tra esperienza e principio generale, restituisce complessità invece di semplificarla.

La divulgazione autentica non promette risultati, ma offre strumenti di comprensione. Non dice “funziona”, ma “dipende”.

Nel mondo digitale, la vera autorevolezza non sta nel mostrare ciò che è successo a sé stessi, ma nel saper chiarire perché ciò che accade a uno non può essere automaticamente esteso a tutti.

L’esperienza personale ha valore, ma non può sostituire la conoscenza.

Educare significa trasformare una storia in consapevolezza, non in promessa!

Articolo a cura della Dott.ssa Anna Maria Giretti, Consulente Alimentare e Quality Specialist.

Fondatrice del “Diario di una Gastronoma” e autrice del “Social Editoriale del Gusto”.

In questo spazio accompagno le persone e le aziende nel mondo del cibo con un approccio scientifico ma umano, dove cultura e benessere si incontrano ogni giorno a tavola!

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sono la Dott.ssa Anna Maria Giretti

Consulente Alimentare e Quality Specialist con una laurea in Scienze Gastronomiche!

Ho creato questo piccolo spazio per raccontare il cibo tra scienza, gusto e consapevolezza!

Nasce così il “Social Editoriale del Gusto“, dove ogni articolo diventa un invito a scoprire qualcosa che ti farà stare bene, il tutto condito con equilibrio, curiosità e un pizzico di meraviglia!

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